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BUON NATALE 2014

Amici carissimi, anche quest’anno Gesù bambino sta per arrivare. In realtà non ci ha mai abbandonati sin dal giorno in cui è nato a Betlemme ed ha iniziato ad abitare in mezzo a noi.

Spesse volte infatti, nella missione brasiliana di Pescador e Nova Modica, il caro don Gianni lo ha incontrato vestito da bambino, da anziano, da malato, da sofferente nel corpo e nello spirito.

Adesso questi incontri toccano a noi, alla cara Francesca Visconti, alle suore ed ai loro collaboratori. Siamo noi chiamati a portare una parola di speranza, un sorriso, una carezza. Lo stiamo facendo con grande passione, grazie al vostro aiuto ed alle vostre preghiere, anche se a volte incontriamo qualche difficoltà.

la provvidenza divina però è grande e continua ad inviarci il necessario per mantenere in funzione tutte le opere esistenti: la casa di riposo, l’asilo dei bambini, le case di accoglienza.

Importanti progetti sono stati realizzati negli anni passati ed il prossimo, molto urgente, sarà la grande lavanderia che presto illustreremo sul sito internet.

Gli auguri di buon natale quest’anno sono un pò originali. Vi giungano attraverso le bellissime parole dell’amico Elio Sacco che, a suo modo, ha voluto ricordare la figura del nostro grande ed indimenticabile maestro Don Gianni.

Auguriamo a tutti un natale sereno ed un anno nuovo ricco di cose belle e vi invitiamo a seguirci ed a sostenerci sempre !

per il direttivo del gruppo “Amici di don Gianni Sacco”
Luciano Agazzone

 

 

UNA FAVOLA VERA

Ci sono uomini che nascono, crescono e muoiono nello stesso luogo e per tutta la vita si accontentano ogni giorno di vedere sorgere e tramontare il sole sopra la loro testa e ci sono invece uomini che hanno ambizioni più grandi, hanno moltissimi sogni, da realizzare a qualunque costo, perché sanno che ad ogni sogno corrisponde una speranza e la speranza è sinonimo di libertà.

E questa è la favola vera di un uomo del nostro tempo, un uomo che aveva il cuore e la mente piena di sogni e questi sogni non li voleva tenere per sé, ma li voleva portare lontano, oltre i confini di Bogogno, suo paese natale, oltre la sua terra e persino oltre la sua stessa Italia dove era nato e cresciuto, dove vivevano i genitori, il fratello e dove era maturata la sua vocazione missionaria. Non era nato per chiudersi dentro ad una piccola chiesa o dietro la grata di un confessionale ad aspettare che la gente andasse da lui, ma il suo desiderio era quello di andare lui a cercare la pecorella smarrita e così, confidando solo nella sua determinazione e nel suo coraggio lascia gli affetti più cari e parte.

Non sa dove lo porterà il destino, ma tutto quello che gli serve è dentro quella logora valigia, forse ancora di cartone, nella quale insieme alle poche cose indispensabili per la sua persona, ha raccolto tutti quei sogni che aveva gelosamente conservato dentro il cuore e, con un lungo viaggio, sorvolando oceani e foreste impenetrabili, arriva in Brasile, meta del suo viaggio. Probabilmente per lui quella terra, fino ad allora sconosciuta, era solo quel triangolo colorato in una pagina dell’atlante geografico, ma non era certo la paura dell’ignoto che poteva frenare la sua corsa e questa corsa lo porta infine a Pescador.

Al suo arrivo però non trova bambini ai lati delle strade a gridare “benvenuto”, sventolando variopinte bandierine, non trova il sindaco con la fascia tricolore a consegnargli le chiavi della città come si conviene nelle migliori tradizioni ufficiali e non c’è neppure la banda del paese a suonare per lui l’inno nazionale. No, passando per quelle strade polverose trova solo bambini seminudi che giocano tra rifiuti e sporcizia, trova vecchi abbandonati che la società ha emarginato perché ormai inservibili.

Trova giovani che cercano la felicità dentro una pasticca, trova mariti abbruttiti dall’alcool, trova ragazze violentate e donne che per un pugno di riso e fagioli vendono la loro stessa dignità.

La sua determinazione però è più forte di questa realtà ed incomincia proprio da costoro, gli ultimi, il suo apostolato missionario. Non vuole fare censimenti o classi sociali, non mette nessuno dalla parte dei buoni o dei cattivi e di nessuno chiede le generalità o la professione. Non domanda neppure quale sia la religione professata perché è convinto che prima della preghiera, che comunque a qualsiasi Dio venga rivolta arriva dritta dritta al cielo, c’è l’amore, la comprensione e il perdono. Il suo biglietto da visita è solo in una domanda: “Hai fame? Allora vieni con me. Sei solo? Vieni con me. Sei vecchio e ormai sei un peso inutile per la società? Vieni con me. Sei ammalato e nessuno ti vuole? Sei disperato e nessuno sa consolarti? Allora anche voi venite con me”.

E tanta gente bussa alla sua porta, una porta che non ha chiavi ed è sempre aperta: a volte solo per domandare un pezzo di pane, a volte semplicemente per ascoltare una parola di conforto, per una carezza, un sorriso, un consiglio o forse per chi ha troppa amarezza dentro il cuore uno sfogo capace di asciugare le lacrime della disperazione. E nessuno se ne va con il cuore e le mani vuote.

Con il passare del tempo però la famiglia diventa sempre più numerosa, troppa gente cerca conforto fra le sue braccia: braccia che sanno accarezzare i bambini, medicare le ferite, dare coraggio a chi non ha più speranze e perdonare nel nome di un Cristo misericordioso il peccatore pentito. E così la piccola casa si fa sempre più stretta, ma c’è posto per tutti, non si rimanda indietro nessuno. Alcuni bambini abbandonati trovano in lui un padre, altri vengono affidati a coppie che ne hanno fatto esplicita richiesta, mentre un nuovo “asilo” si fa carico degli emarginati, di tutti coloro che la civiltà dei consumi considera parassiti, dando loro in un ambiente pulito ed accogliente tutte quelle attenzioni di servizio ed affetto che merita ogni persona umana.

Ma i bisogni aumentano ed ecco che, senza sminuire l’iniziale entusiasmo, si cercano nuovi spazi, nuove opportunità e la possibilità di inserire i ragazzi nel mondo di una professione.

Basta lasciar fare alla Provvidenza nella quale lui ha riposto una fiducia illimitata. E’ così nasce l’officina meccanica, la segheria, la falegnameria e la scuola di musica dove trovano spazio i giovani di buona volontà che vogliono uscire dalla spirale dell’ignoranza e dell’apatia in cui erano cresciuti.

C’è da noi in Italia un vecchio detto che recita così: “Dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna”. E lui in fatto di donne la sapeva lunga perché aveva fatto la scelta migliore: quell’umile fanciulla di Nazareth dietro la quale prendevano forma le sue speranze, la sola capace di trasformare in forza ogni debolezza, in gioia ogni pianto, in realtà ogni insuccesso. Lei, la Vergine Maria che anche nelle sere più buie, quando lo sconforto di un insuccesso umiliava l’anima sconfitta dall’impotenza delle sue fragilità, diventava la confidente nella quotidiana recita del Santo Rosario, preghiera alla quale era molto affezionato. E questa predilezione l’ha aiutato sicuramente a concretizzare tutti i sogni che aveva conservato nella vecchia valigia di cartone e trasformarli in speranze per oltre quarant’anni, fino alla fine.

Questa è la storia semplice di un umile prete di provincia, una favola vera di un uomo coraggioso che ha fatto del suo coraggio il filo conduttore del “farsi prossimo”.

Grazie don Gianni ! Un grazie che ti viene da quei piccoli bambini ormai ragazzi che hai raccolto ed amato, grazie dagli ammalati della casa di riposo di Pescador, grazie da tutta quella povera gente che non hai allontanato dalle tue braccia e dal tuo cuore e con la quale hai diviso la tua amicizia e la tua sensibilità. Grazie da tutti noi !

Questa è la favola vera che volevo raccontarvi: la favola di un uomo che ha fatto di un sogno una meravigliosa realtà e della realtà un magnifico sogno.

Elio Sacco