Amici  carissimi,

Dice Il proverbio che “partire e´ un morire”. In effetti quando alle due  di questa mattina, mia moglie Bianca ci ha accompagnati all’aeroporto di Linate (chissa´ perchestavolta Linate e non Malpensa), io e Roberto ed un pochino anche Bianca, morivamo dal sonno a causa dell’alzataccia.  Non immaginavamo pero´ che ci attendevano altre 26 ore prima di arrivare a destino.  I voli infatti sono stati perfetti, sia a Lisbona che a Belo Horizonte, ma poi un grave incidente stradale, che ha coinvolto tre grossi mezzi lungo la trafficatissima e pericolosa statale BR 116 che collega Rio de Janeiro con la Bahia, ci ha costretti ad una deviazione di oltre 60 km., di cui 30 su sterrato polveroso, in mezzo a foreste di eucalipto, nel buio piu´ assoluto e con qualche  grosso bue di tanto in tanto che ci attraversava La strada.

Per il resto tutto bene pero` .  Io Roberto, fiducioso nei due  “motoristi” (autistiLuciano e Maurizio, che si alternavano  alla guida della mítica “Toyota preta” , tentavo qualche pisolino, svegliato di tanto intanto da Marinete, moglie di Maurizio, che aveva voluto accompagnarlo.

Giunti a Pescador, dopo quasi 26 ore, abbiamo trovato Celeste che, preoccupatissima, ci attendeva per abbracciarci e servirci l’altrettanto mitica “sopa de cebola”.

Abbiamo gustato ciascuno due grossi piatti del delizioso alimento e finalmente ora possiamo buttarci sui letti, amorevolmente preparati da Celeste e che ci ospiteranno fino al 2 novembre.

Domani  e´ un altro giorno, inizieremo la difficile e faticosa avventura, certi  pero` di non essere soli, ma di trovare in Dio ed in don Gianni la forza per guardare avanti, ma anche in voi tutti dei preziosi amici che, seppure a distanza, non ci abbandoneranno mai.

Aspettando con ansia Le Suore, che arriveranno  l´ 11 ottobre, vi inviamo un forte abbraccio.

LUCIANO E ROBERTO