AMICI, I REDATTORI DEL MESSAGGIO DI OGGI SONO “INUSUALI”. TRATTASI INFATTI DI MIA FIGLIA FRANCESCA E DI SUO MARITO DARIO CHE SONO QUI CON NOI PER UN’ESPERIENZA MISSIONARIA E PER RIPOSARSI UN PO’.  FRANCESCA E’ GIA’ AL SECONDO VIAGGIO NELLA MISSIONE, MENTRE PER DARIO SI TRATTA DELLA PRIMA VISITA E QUINDI PER LUI FORSE UN PO’ PIU’ TOCCANTE DAL PUNTO DI VISTA EMOTIVONONOSTANTE LA LUNGHEZZA DEL MESSAGGIO VI PREGO DI LEGGERE LE  LORO TESTIMONIANZE ED ANCHE DI VISITARE SEMPRE IL NOSTRO SITO www.dongianni.org  PERCHE' LI' TROVERETE  BELLISSIME FOTO CHE ILLUSTRANO I MESSAGGI.    A RISENTIRCI PRESTO, LUCIANO.

FRANCESCA

Oggi, accompagnata da mio papa’ Luciano e da Roberto, oltre che da mio marito Dario, sono  andata a fare visita a quella che qui e’ chiamata  “la famiglia del bananeto”. Questo nome e’ dato a questa famiglia proprio perche’ abita in un bananeto sperduto lungo lo stradone che collega Rio de Janeiro alla Bahia (la BR 116). La “casa” (se cosi’ si puo’ definire) e’ all’interno di una fitta piantagione di banane ed ha un piccolo locale con un rudimentale forno a legna e due stanzette buie piene di mosche e zanzare.

Come fanno abitualmente ogni mese gli  incaricati della  missione, abbiamo portato per loro un po’ di spesa: riso, fagioli, olio, zucchero, caffe’ (alimenti base della cucina brasilera), alcuni  chupa-chupa per i bambini e anche qualche bibita, dato che sono senza acqua per bere.

Appena arrivati ci hanno accolti a braccia aperte, abbiamo parlato e Roberto ha consegnato anche un pallone da calcio italiano (graditissimo). La cosa che mi ha colpito moltissimo e’ stato lo sguardo della mamma di questi 8 bambini (il papa’ era al lavoro in una fazenda). E’ una ragazza di 29 anni che, oltre ad avere 5 figli naturali si prende anche cura di 3 piccoli nati da un precedente rapporto affettivo del marito con altra donna.  I suoi bambini hanno uno sguardo dolce ed intenso e, davanti a loro, mi sono sentita impotente e amareggiata per la grave ingiustizia che, senza colpa alcuna, devono subire.

In questa casa non esiste bagno, acqua potabile, luce e le pareti sono formate da pali di legno tenuti insieme da una specie di intonaco che non ho capito bene se e’ di calce o di sterco di buoi, da queste parti molto diffusi. I pochi indumenti che usano (i bimbi sono quasi completamente nudi) vengono lavati in una specie di pozzanghera in acqua putrida e male odorosa e dalla quale si procurano anche l’acqua da bere e per cucinare. Fortunatamente queste persone hanno anticorpi che credo siano grossi come una pallina da biliardo. Mi sembrava impossibile una situazione di questo tipo nel  ricco Brasile del 21º secolo.

Altro aspetto che mi ha colpita molto e’ che questi bambini (e pure la mamma) non hanno alcun tipo di contatto umano, hanno quasi paura di relazionarsi con altri simili.

Il mio animo e’ rimasto distrutto da questa visione, che per noi in Italia e’ inimmaginabile. Speriamo che, con l’aiuto di Dio e con il vostro fondamentale contributo, si possa fare qualche cosa per riuscire, anche se minimamente, a migliorare la loro situazione.

Un abbraccio a tutti da FRANCESCA.

D A R I O

Ho sempre pensato che la maggior parte delle volte che si viaggia per vacanza e’ un motivo di svago e relax. Il Brasile, meta scelta da mia moglie Francesca che e’ originaria di Pescador qui in Brasile, mi ha subito incuriosito ed eccitato e cosi’, lasciando a casa il nostro piccolo Leonardo con nonna Bianca, insieme abbiamo intrapreso questo viaggio, fatto anche per conoscere meglio ed approfonditamente le sue origini e forse anche parte del suo carattere brasilero.

E’ passato quasi un  mese da quando siamo arrivati in questo meraviglioso paese, ricco di risorse naturali e bellezze paesaggistiche incomparabili, ma purtroppo sommerso da poverta’ culturali che, miscelate con la fame, la miseria e lo sfruttamento, producono il risultato di azzerare i diritti dell’uomo fino ad annullare la sua dignita’. Adesso veramente posso dire di sapere, perche’ ho visto coi miei occhi, che al mondo esiste ancora una schiera infinita di persone che vivono davvero in condizioni di miseria e disumane.

Oggi, insieme a Francesca, a mio suocero Luciano e a Roberto, sono andato a visitare una famiglia composta da dieci persone,  presso un bananeto vicino a Itambacuri. A queste dieci persone, che vivono in condizioni primordiali, abbiamo donato delle provviste, ma sopratutto (cosa che non ha prezzo) un po’ di speranza e di calore umano ed un sorriso.

Il popolo umile e semplice stima moltissimo gli italiani e le persone che continuano la missione di Don Gianni ed il suo sogno. Personalmente ringrazio Dio di avermi  fatto conoscere questo grande uomo, anche se non direttamente ma attraverso altri e credo che ogni italiano debba fare un’esperienza come la nostra, per capire e coltivare il senso dell’amore verso il prossimo ed il valore dei beni materiali e spirituali.

Ringrazio infine Dio di avermi donato questa meravigliosa opportunita’ che considero come una lezione di vita che mi accompagnera’ sempre.  Un abbraccio a tutti e.... state vicini a questi nostri fratelli.   DARIO