NATALE 2012

LETTERA A GESU’ BAMBINO

Caro Gesù Bambino,

forse ti sembrerà strano sentirti chiamare ancora con il tuo vero nome dal momento che ormai da parecchio tempo sei stato sostituito da quell’arzillo vecchietto riconosciuto universalmente come Babbo Natale, ma, a dispetto delle nuove tendenze, oggi mi piace riconoscerti nelle tradizioni di un tempo quando ci si affidava alla semplicità delle parole per dare un senso alla solennità di questa festa.

Questa che sto per scriverti potrebbe sembrare la classica lettera che di solito ti inviano i bambini in prossimità delle feste natalizie, sicuri di essere accontentati almeno in una buona parte delle loro richieste e nella convinzione, qualunque sia stato il loro comportamento durante l’anno, di essere comunque meritevoli di almeno un piccolo gesto di generosità da parte tua, certi che sai in ogni caso perdonare tutte le piccole mancanze che inevitabilmente possono aver frenato il tuo entusiasmo nei loro riguardi.

E se parlo di bambini, io sono almeno fisicamente fuori luogo e ogni mia richiesta resta ingiustificata, ma per questa volta almeno, se me lo permetti, vorrei essere io quello che si mette nei panni di quel vecchietto vestito di rosso e con la lunga barba bianca per distribuire i doni, e il regalo che mi piacerebbe che tu ricevessi da me è una sincera e spontanea riflessione, nata dal mio cuore per il tuo cuore, sicuro che non disdegnerai la buona volontà di chi si atteggia per una volta almeno a donatore, rimanendo però sempre nella convinzione che sono sempre io ad aver sempre più bisogno di te e della tua generosità per tutte le necessità della mia vita.

Caro Gesù Bambino, se anche quest’anno come hai sempre fatto per oltre duemila anni, vuoi festeggiare un’altra volta il tuo Natale in mezzo a noi e riproporci ancora la tenerezza di un presepe dentro una mangiatoia ed umili pastori attorno ad una culla, non disdegnare di ascoltare queste parole che servono solo per accrescere l’amicizia tra di noi, piccole considerazioni che mi permetto di suggerirti per sottolineare il vincolo che ti accomuna con la realtà di questo tempo.

 

Non nascere in EUROPA, anche se tutti la considerano una terra dalle profonde convinzioni cristiane, perché finiresti appena nato per essere dimenticato in un angolo come l’epilogo della piccola emozione di un momento, o incollato davanti ad un televisore o ad un computer, sgranocchiando patatine od inutili merendine, perché non c’è nessuno che vuol giocare con chi non ha giocattoli da offrire in cambio e perché il progresso che dichiariamo essere il protagonista di ogni nostra azione non può fermarsi davanti ad una capanna di paglia od intenerirsi al vagito di un bambino appena nato (la potrebbero scambiare per l’epilogo di una gravidanza indesiderata) o potresti finire addirittura nel peggiore dei casi in un cassonetto della raccolta differenziata.

Non nascere neppure in ASIA perché saresti costretto, invece di vivere la tua spensierata infanzia fra tenere carezze e dolci ninne nanna sussurrate accanto alla piccola culla, a lavorare per 18 ore al giorno per un pugno di riso, obbligato a costruire giocattoli (magari nocivi) con i quali tu non avrai mai la fortuna di giocarci.

Non nascere in AFRICA perché potresti essere, già da piccolo, uno di quei milioni di emarginati, affetti da Aids, che trascorrono il loro tempo ad elemosinare fra le discariche abusive un ultimo bisogno di sopravvivenza o saresti la cavia perfetta come donatore di organi per saziare la sete di immortalità di qualche sconosciuto faccendiere.

Non nascere nemmeno in AMERICA perché fra le nuove torri di Babele che chiamano grattacieli non c’è posto per una capanna di paglia e dove il rumore sempre più frenetico ed assordante delle automobili e degli aerei soffocano persino il canto degli angeli, accorsi per annunciare al mondo che è nato il Salvatore (considerando anche che altri prima di te si sono dichiarati rivestiti di onnipotenza e garanti della salvezza della stirpe umana, e artefici persino della capacità di stabilire la data della fine del mondo).

Non nascere neppure in MEDIO ORIENTE dove c’è sempre un nuovo Erode pronto a sacrificarti con milioni di altri innocenti per la magnificenza di un trono e dove una bacinella di acqua non riesce neppur più a lavare le macchie di sangue che scorrono nelle cliniche dove l’aborto è inneggiato come una meritata conquista dell’emancipazione umana.

Non nascere nell’AMERICA DEL SUD dove saresti già condannato ad essere un “nino de rua”,

relegato fra mille padri che non ti riconoscono e madri che non ti hanno mai amato, e dove solo una montagna di rifiuti fra i quali sei costretto a mendicare giorno dopo giorno la tua sopravvivenza e campi che coltivano la morte sanno alleggerire la coscienza di coloro che si spartiscono il potere della vita.

Non nascere fra i ghiacci del POLO, tu che hai solo un bue ed un asinello come unico rimedio al freddo di questo inverno e non c’è che una mangiatoia e pochi stracci per accontentare il tuo piccolo cuore indifeso.

Ed allora: ”O Signore,- ti domando -vuoi ancora nascere anche quest’anno in mezzo a noi? Vuoi ancora dividere con questa umanità un tuo nuovo Natale, ora che hai ascoltato le mie parole? Vuoi ancora dividere il tuo primo vagito con l’indifferenza di chi ha relegato sopra gli scaffali del supermercato? “

“Certo!”, tu mi rispondi e io ero sicurissimo che non ti saresti arreso davanti al degrado di questa generazione, ma questa moltitudine che sa ancora cercarti anche dopo duemila anni, questa folla che aspetta giorno dopo giorno che tu rinasca in mezzo a loro forse non ha un computer per farti divertire o macchinine telecomandate per farti giocare, forse non sa neppure leggere e scrivere e probabilmente nella maggior parte dei casi li riconosci dai loro volti tristi e dalle loro mani sporche, ma sa offrirti un cuore per capanna, una voce per una nuova ninna nanna e una mano per fare con te un bellissimo girotondo.

Allora, o Signore, consiglia tua madre di non chiedere all’albergo l’ospitalità di cui ha bisogno per partorire, perché sicuramente ne avrebbe un ennesimo rifiuto, ma di cercare fra le discariche dove milioni di innocenti cercano il superfluo, gettato dai ricchi, per la loro voglia di sopravvivere, consigliala di domandare la strada per gli asili, per le favelas, di andare negli orfanotrofi perché è solo lì dove troverà un sorriso capace di dimostrare l’entusiasmo di una bocca in più da sfamare e la certezza di essere accolta ed amata come un regalo inatteso e gradito.

Ed ora ti domando scusa, caro Gesù Bambino, se mi sono permesso di importunarti, ma questo è il messaggio che volevo lasciarti e ci tenevo che tu lo sapessi: scegli l’innocenza di costoro per la tua voglia di venire ad abitare in mezzo a noi, scegli questa moltitudine per il Natale 2012.

E questa moltitudine si chiamano bambini.

Con affetto Elio