"Settembre ancora"

“Nino de rua
dov’è tuo padre?”

Si stupì il bambino
che quell’uomo dalle mani pulite parlasse con lui
e non conoscesse il motivo del suo pianto.
Lentamente si asciugò le lacrime
con le piccole dita ancora sporche di fango
e additò titubante l’ombra di un cipresso
che nascondeva nella pietra i segni di un addio.

Un impercettibile sorriso
delineò nell’espressione dell’uomo i confini di un volto affaticato dalle stagioni
mentre si attardava a cercare le certezze di quella risposta
e indugiando lo sguardo sopra la mano ancora tesa del fanciullo
ad indicare la direzione della sua malinconia
chiese un’altra volta:“Dov’è tuo padre?”.

La voce pacata di quella nuova domanda
si lasciò accompagnare dal vento fin dentro il piccolo cimitero
dove solo il sussurrare di mille preghiere
e di mille lampade accese
sapevano confondere il silenzio di un pomeriggio d’autunno.

Lo sguardo smarrito del piccolo uomo
ripropose lo stupore di una nuova risposta.

Il profumo dei fiori che abbellivano il tramonto
si confuse con un ultimo raggio di sole
lasciato ad accarezzare le tenere espressioni di un volto
sopra il quale molto chiaramente
erano evidenziati i lineamenti di una favola mai raccontata.

Le fragili dita ancora bagnate di pianto
si allungarono allora verso il cielo a cercare le nuvole
che correvano oltre i cipressi
e solo un impercettibile sussurro
raccolse le nuove convinzioni:“E’ là”.

Il vento non aspettò un’altra voce
che l’uomo dalle mani pulite non sapesse decifrare
e si accontentò di un ultimo saluto
per ricambiare il sorriso di una fotografia
che l’ombra di un cipresso
e un fiore di campo
custodivano sopra la grigia pietra del piccolo camposanto.

Poi solo il fruscio di piccoli piedi nudi
definirono il distacco dal suo piccolo angolo di speranza
per correre a cercare fra i rifiuti della sua gente
il coraggio di sopravvivere.

e.s.