PESCADOR:

S. Pasqua 2008

Lettere di Don Gianni Sacco

Carissimi parenti ed amici,
desidero iniziare la lettera d’auguri di Pasqua con un racconto.

Anni fa, un certo Josè “Pokin” era in viaggio per Belo Horizonte, col desiderio di fare cure migliori contro la tubercolosi, ormai troppo avanzata. La figlia Lucinete, che lavorava già da qualche tempo come domestica presso una buona famiglia di quella città, era venuta a prenderlo e, approfittando dell’occasione, si portava a Belo Horizonte tutta la famiglia. A fianco di Josè “Pokin” era seduto suo fratello Manuel, un po’ più anziano di lui, che si era offerto di accompagnarli nel viaggio. Sul sedile davanti a loro dormivano, beati, i due fratellini più piccoli, altri due più avanti ancora, mentre Lucinete con la madre e la sorella si erano accomodate dove avevano trovato posto, perché la corriera era strapiena. Il viaggio era iniziato verso le 22, per evitare le ore caldissime del giorno. Ogni tanto la moglie andava a vedere come stava Josè, soprattutto quando lo sentiva tossire un po’ lungamente. Josè “Pokin”, stanco e molto debole, aveva finito per appisolarsi ed il fratello, premuroso, gli aveva steso sopra una coperta tutta rattoppata , forse la migliore che avevano. La durata del viaggio era di circa sei ore e, alla fermata dopo le prime due ore, mentre i passeggeri scendevano per prendere una boccata d’aria o per altro, Josè non si era mosso dal suo posto. Dormiva profondamente. La moglie lo voleva svegliare ma il cognato, a cenni, le aveva fatto capire di lasciarlo dormire. Poco dopo la metà del viaggio, dove la strada si rende più difficile, con un susseguirsi di curve, di salite e di discese, Manuel volle dare un’occhiatina al fratello. Scostò pian pianino la coperta e lo scosse leggermente due o tre volte. “Dio mio! – sussurrò – ma sarà possibile? …morto?” Si guardò attorno e lo ricoprì adagio, adagio. Nessuno tra i passeggeri sonnolenti si accorse dell’accaduto. Alla fermata successiva, la moglie portò una tazzina di caffè per il marito. Con l’indice alle labbra e con un leggero “psssst” il cognato le fece capire di non disturbarlo assolutamente. “Povero Josè – disse la donna – se dorme così vuol dire che sta bene, poverino! Aveva proprio bisogno di riposarsi un po’!” Lucinete, stanca per i preparativi del viaggio, dopo aver trascorso tutta la notte precedente a stirare e a rattoppare panni, dormicchiava. Era andata una volta sola a vedere il papà ma, trovandolo tranquillo sotto la coperta, non si era preoccupata più di tanto. All’arrivo, mentre i passeggeri scendevano, Lucinete si dava da fare con i suoi fratelli per svegliarli e farli scendere senza dimenticare qualche fagottino. La moglie di Josè chiese all’autista di avere un po’ di pazienza con suo marito, scusandosi: “E’ ammalato, pover’uomo…” Ha dormito così bene…!” Qualche momento dopo, portato sulle braccia del fratello Manuel, Josè “Pokin” è là, disteso su di una panchina della stazione, immobile, con gli occhi ancora aperti rivolti al cielo, attorniato dai suoi familiari in pianto dirotto e da alcuni curiosi. Le prime luci dell’alba incominciarono ad apparire…..

Dove qualcuno di noi soffre e muore, lì continua la passione e la morte del Signore. Ma le luci dell’alba sono immancabili. Le stesse luci del giorno della Risurrezione, che ci faranno esclamare: “O morte, dov’è la tua vittoria?”

Quando si parla di Risurrezione non si rimanda il pensiero soltanto alla Risurrezione finale di tutta l’umanità, strappata alla morte dal Cristo, ma si può parlare di Risurrezione tutte le volte in cui ci sia una liberazione individuale o collettiva dal male, dalla miseria, dalla schiavitù in tutte le sue forme. Qui in Brasile appare evidente tra gli indios il desiderio e la tendenza di uscire dallo stato di inferiorità in cui si sono trovati grazie ai “civilizzati” venuti dall’Europa. Nella tribù dei Kaingang, nel sud del Brasile, una ragazza indigena di nome Kring (Stella), laureata in sociologia, è stata all’ONU come collaboratrice nella stesura di un documento: “I Diritti dei popoli indigeni”. Ha ricevuto dal presidente Lula il “premio nazionale dei diritti umani” ed ora difende strenuamente i diritti degli indios, soprattutto contro lo sfruttamento delle miniere nelle riserve, che lascia loro soltanto malattie e prostituzione. Raonì, il grande capo della tribù dei Caiapòs, nella riserva dello Xingù, da un paio di mesi ha introdotto internet, via radio, in otto villaggi del suo territorio e la estenderà agli altri ventisette. Ha già preso contatti col principe Carlo d’Inghilterra ed il Re Alberto del Belgio. Raonì vuole che il suo popolo sia alfabetizzato in caiapò, portoghese ed inglese ed incomincia rapporti amichevoli con i Navajos del Stati Uniti e gli aborigeni dell’Australia. E’ un popolo che risorge. Sono molti milioni gli indios in tutto il mondo in cerca della loro dignità e dei loro diritti. Le ruspe che l’anno scorso hanno raso al suolo la Cappella e la scuola del “Senza Terra” accampati non lontano da Pescador, come l’amico Luciano Agazzone ricordava nel suo diario, un giorno ritorneranno come trattori agricoli, per redimere la terra e dare mano forte ai coloni che il filo spinato ancora imprigiona, come se fossero prigionieri in un campo di concentramento.

Quando il Signore dice che ogni bene fatto ai fratelli, sia pure il più piccolo, lo ritiene fatto a se stesso, vuole dirci che, nella misura in cui cerchiamo di lenire il dolore, di combattere la fame e la miseria e tutte le forme di schiavitù nel nostro prossimo, noi ci rendiamo sempre più amici di Lui. Infatti diventiamo suoi alleati nella sua stessa lotta, che non celebra mai vittorie demagogiche, ma solo riafferma, ad ogni lacrima che si asciuga, la certezza e la gioia della Risurrezione.

Le mie notizie personali sono presto dette: dal 25 febbraio fino al Venerdì Santo dovrò fare ancora un po’ di cure. I medici sono ottimisti, speriamo che lo sia anche il Signore. In casa, gli adolescenti ribelli incominciano a capire che……. e si rendono molto meno indocili.

Terminando queste poche parole, mando a tutti voi gli auguri più cordiali e più affettuosi per la prossima Santa Pasqua con le parole dette da Gesù agli Apostoli la sera della Risurrezione: “La Pace sia con Voi!”

Con tutta la mia riconoscenza,

Aff.mo Don Gianni Sacco