PESCADOR:

S. Natale 2007

Lettere di Don Gianni Sacco

Carissimi Parenti ed Amici, eccoci nuovamente a Natale con tutte le attese, le speranze, il desiderio di tanta pace e di un mondo che deponga le armi, perchè diventi possibile a tutti poter abbracciare qualsiasi persona, con la gioia di essere fratelli. Gli Angeli hanno annunciato la Pace agli uomini che Dio, nonostante tutto, continua ad amare, perchè la gloria del Cielo potrà essere soltanto l’umanità felice, senza più nessuna ombra di odio e di vendetta. Ma gli uomini........

 

DONI DI NATALE.

 

Una giovane mamma mi viene a dire che prega tanto il Signore per avere un terzo figlio, ma il Cielo sembra sordo alle sue preghiere. “D’altra parte – soggiunge- mi troverei in difficoltà per portare i bambini dal medico, a scuola o in Chiesa, perchè ho soltanto un cavallo, abito molto lontano, e portare due bambini ed un neonato a cavallo è molto pericoloso, sopratutto durante la stagione delle piogge. Avrei bisogno di un calesse, ma ..... è troppo caro per me.........”. “Facciamo una cosa, dico io, se vuoi un altro bambino prega ed insisti col Signore. Se rimani incinta, ti faccio fare un bel calessino dai falegnami della missione!” “ Davvero?” lo dice per davvero?” – mi chiede sorpresa. “ Ma certo! Puoi fidarti!” Con un salto la donna fu in sella, e se ne andò al galoppo felice e sorridente. I mesi sono passati. Pochi giorni fa la donna è ritornata. Piano pianino scese dal cavallo e, tenendosi le mani sul ventre abbastanza rigonfio, mi salutò sorridendo. “Allora, Padre João, si ricorda che mi ha promesso un calesse?” “Quando nascerà il tuo bambino? - le chiedo. “ Penso qualche giorno prima di Natale”. “Ebbene, il calessino è già pronto. Sarà il mio regalo di Natale per te e per il tuo bimbo.”

Ho visitato un casolare poverissimo. Due bimbetti molto timidi, una donna ancora giovane, ma trascurata, ed il marito chissà dov’era, certamente ubriaco. Nella “sala” da pranzo solo due panche ed uno scaffaletto sbilenco con qualche piatto di ferro smaltato e due casseruole annerite dal fumo. “Di qui c’è la camera da letto “– mi dice la donna. “Bene! Vediamo!” Abbassando la testa per non batterla contro un travetto entro nella camera da letto. C’era solo un lettuccio, potremmo anche dire matrimoniale, e poi niente. “Siamo poveri” - dice la donna – ma qui a fianco c’è la cucina. Vuole vederla? È uno stanzino non più largo di un metro e mezzo, un fornello a legna addossato alla parete di fondo e due pentole unte e bisunte. “ Io, padre, da tanto tempo ho un sogno che vorrei realizzare! “ Sogni di diventare una principessa , con una bella carrozza tirata da quattro cavalli?” La povera donna sorrise. Allora che cosa sogni? “No, padre, io sogno soltanto di poter avere un tavolo da mettere nella mia cucina”. “ Se è così, il tuo sogno è facile da realizzare perchè il tavolo te lo posso dare io, magari per Natale.....come strenna....”. “ Ed anche quattro sedie? “Ma sì, anche quattro sedie: facciamo il regalo completo” La felicitá di tante donne povere dipende da povere cose, perchè, pur non avendo niente, cercano di avere il minimo necessario per essere felici.

La felicità dei poveri l’ho vista, molte volte, anche nel momento della loro morte.

Ricordo il vecchio Eugenio, un uomo semplice, lavoratore, padre di dieci figli. Mi era molto amico. Sentendosi ormai prossimo alla morte, ha mandato un suo nipote a chiamarmi. Entrando nella sua stanza, gli ho chiesto: “Come sta, Eugenio?” Con voce debole mi ha risposto: “Sto nella Grazia di Dio.” Sulla parete di fronte a me, era appeso il suo fucile da caccia ad avancarica, e la borsa, ormai logora, della polvere da sparo, dei pallini e degli altri accessori. In un angolo, una statuetta della Madonna illuminata da una candela accesa. Appesa alla spalliera del suo letto una corona del rosario. “Padre, mi hai portato il Signore?” “Certo, Eugenio!” “Allora sono a posto – rispose con un tenue sorriso, illuminando il suo viso rugoso. Dopo la confessione, i familiari entrarono per assistere al Viatico ed alla Santa Unzione degli infermi, quindi aiutarono il vecchio a ricoricarsi, perchè aveva desiderato ricevere i Sacramenti seduto. Eugenio era tranquillo, ma respirava con qualche difficoltà. Mi fece segno che voleva parlarmi: “ Allora, Padre João, vuol dire che adesso posso fare il mio viaggio, nè? Io vado tranquillo: sono in pace col Signore. I figli non lasceranno mancare niente alla mia vecchia........eh....la nostra vita........”. Ci guardavamo negli occhi senza dirci niente, stringendoci a vicenda le mani. Al momento del commiato un’altra stretta di mano e poi, con la sua voce debole soggiunse: “Padre João, sono contento che sei venuto: come sono tranquillo! Grazie, Padre João, avrai sempre il Signore dalla tua parte”. Dopo tre giorni Eugenio spirava in pace. Nella sua povertà era ricco di tanti valori.

Se servono alcune notizie posso dire che la mia salute è buona, ringraziando il Signore. I medici vorranno un altro controllo con la TAC tra qualche mese e, per ora, ritengono che non occorrono altre chemioterapie. Io sono estremamente debitore verso tutti voi che mi avete aiutato con la preghiera, perchè per il Signore nulla è impossibile, e vi ringrazio per gli aiuti che non mi lasciate mancare, per aiutare tanti poveri, in questo paese ricco, dove la situazione sociale é una delle più inique del mondo.

Quest’anno abbiamo una siccità che dura già da sette mesi. Molti capi di bestiame muoiono di fame e di sete, sopratutto perchè i fazendeiros, nella loro ignoranza, non hanno ancora capito che il foraggio per il bestiame si deve mettere in serbo quando abbonda, durante la stagione delle piogge., per averlo poi per il tempo secco.

In casa: fiocco rosa. Il primo ottobre è nata una bimba, figlia di Fernanda, che, contro tutti i buoni consigli, avvisi e ammonimenti vari, si è lasciata abbindolare da un mascalzone, che adesso non la vuole sposare. Sono diventato nonno senza volerlo. Mi tranquillizzo un po’ quando prendo in braccio la piccolina, che mi guarda a lungo come per chiedere......la sua parte di amore.

Terminando, rinnovo a tutti i miei ringraziamenti e la mia riconoscenza, ed auguro, proprio di cuore, un S.Natale di gioia e di speranza.

Aff.mo Don Gianni Sacco