Pescador, 3 agosto 2005

Lettere di Don Gianni Sacco

Carissimi Parenti ed Amici,

mando due righe per darvi qualche notizia, rompendo un lungo silenzio.

Dovrei scrivere di più, ma non riesco perché le giornate sono piene di impegni e di continui spostamenti a servizio dei più poveri tra i poveri.

Il gruppo dei “ senza terra “ che visitavo sempre, finalmente ha ricevuto in assegnamento una grande proprietà.

Ogni famiglia ha il suo appezzamento e potrà vivere tranquilla, facendo almeno una agricoltura di sussistenza che, per la nostra zona, è già una grande conquista.

Continuo a fare le mie visite periodiche anche nella nuova sede, per poter costruire, anche qui, la scuola per i bimbi e per gli adulti analfabeti, ed una Cappellina per i servizi religiosi.

Intanto sono venuto a conoscenza di un altro gruppo di “ senza terra “, accampato in condizioni di miseria in un’area ristretta tra la strada e il recinto di una grossa proprietà, in una zona a 150 Km. da Pescador.

Ho iniziato le visite ed i primi soccorsi, perché questi poveri accampati sono in attesa del loro pezzo di terra da più di sei anni, vittime di una burocrazia assurda e perseguitati dai latifondisti.

Celebro la messa sotto una tettoia di paglia, con tutto il significato che ha la Passione del Signore condivisa dalle sofferenze di questa povera gente, ed al tempo stesso, con la gioia di una speranza che brilla negli occhi di tutti, nonostante la loro condizione.

Sono stato eletto presidente, già dall’anno scorso, di una commissione per costruire un carcere nuovo nella cittadina di Itambacurì, il nostro capoluogo, ma i consiglieri comunali non si decidono mai a donare il terreno necessario.

Intanto i carcerati sono condannati a vivere stipati in celle luride e maleodoranti, in condizioni totalmente disumane

Pochi giorni fa un detenuto della cella nr. 6 ha ucciso un suo compagno con una coltellata alla nuca e un’altra al cuore per motivi futili, o piuttosto per lo stato di disperazione derivante dalla situazione assurda dell’ambiente.

L’eroica suor Zoè con i suoi 150 orfanelli mi telefona sempre.

Conosco da tanto tempo il motivo delle sue telefonate, ma chi le sa rispondere molto meglio di me è sempre la Provvidenza del Signore.

Ricevo molte richieste scritte di aiuti per casi disperati.

Non avendo la fabbrica dei soldi, ma non avendo soprattutto la fede che smuove le montagne, porto le richieste davanti al Tabernacolo e chiedo al Signore che aumenti la mia fede, perché se avessi fede almeno come mezzo granello di senape, metà della montagna riuscirei a spostarla come dice il Vangelo.

I figli adottivi stanno bene di salute ed apprezzano visibilmente gli spaghetti ed il minestrone all’italiana che, ogni tanto, preparo per loro.

A scuola non sono campioni, ma se la cavano discretamente bene. Carlo e Fernanda forse incominciano a migliorare le loro idee confuse e strampalate, ma non siamo ancora completamente sicuri.

Speriamo nel Signore e nel tempo.

Spero di arrivare in Italia il prossimo 24 agosto, verso le ore 7,00, alla Malpensa, se così vorrà il Signore.

II mio campo base sarà sempre a Bogogno, ospite della famiglia di Roberto Agazzone.

Avrei intenzione di riposarmi un po’ almeno psicologicamente, poi il Signore deciderà.

Nell’attesa, mando un forte abbraccio a tutti voi che ricordo ogni giorno al Signore con tutta la mia riconoscenza e con tanto affetto.



Aff.mo Don Gianni Sacco






Foto: bimbi dei “senza terra”