Agosto 2004

I SENZA TERRA

Lettere di Don Gianni Sacco



Vicino al confine della Parrocchia di Pescador, sui due fianchi dell’unica strada asfaltata della regione, da un anno, si trovano accampate circa 200 famiglie di lavoratori “senza terra”. L’accampamento è molto misero. E’ fatto di baracche improvvisate con pali e rami di bambù, coperte nella maggior parte con plastica nera. Le baracche si arroventano al sole durante la giornata e si raffreddano, a notte, con lo sbalzo di temperatura tipico di questa stagione. L’acqua arriva, da una fonte, ad un serbatoio comune dove ciascuno attinge il suo fabbisogno ed i servizi igienici sono costituiti da fosse comuni, disinfettate con la calce. La scuola di questo villaggio improvvisato è una baracca più grande delle altre, dove, a mala pena, c’è una lavagna, due tavole lunghe e qualche panca per i bambini. Un’altra baracca un po’ più grande delle altre è il magazzino-dispensa del villaggio.

I senza terra sono lavoratori rurali poverissimi, che si organizzano in gruppo e si accampano ai margini dei latifondi privati o dello Stato, per forzare le autorità a concedere loro un appezzamento di terra, a cui hanno diritto in forza della costituzione brasiliana e della giustizia sociale. Stato e latifondisti sono proprietari della maggior parte delle terre incolte ed i lavoratori senza terra non chiedono altro che il loro diritto di coltivare, per vivere con la dignità di chi non sia costretto a chiedere l’elemosina. I latifondisti odiano gli accampamenti dei “senza terra”, lo Stato li trascura e va sempre a rilento nella concessione degli appezzamenti richiesti, in modo che i poveracci devono sottomettersi a vivere accampati precariamente nella miseria, anche per tre anni, prima che sia deciso qualcosa in loro favore. L’accampamento vicino a Pescador vive il suo calvario come tutti gli altri accampamenti sparsi in moltissime altre località. Mi sono offerto per alleggerire le sofferenze di questa povera gente, soprattutto dei bambini denutriti, scalzi, privi di tutto, sfidando le ire dei latifondisti che conosco molto bene, dopo tantissimi anni di vita in questa zona, e soffrendo l’assenteismo di qualche autorità religiosa che, per “prudenza pastorale” non vuole “compromettersi con i ricchi”.

Un giorno trovandomi con dei rappresentanti dei “senza terra” a comperare sementi per le loro coltivazioni provvisorie, ho incontrato, nello stesso magazzino, due latifondisti della zona che facevano le loro compere. Mi hanno guardato con l’odio negli occhi e mi hanno detto: “Lei che è un sacerdote dovrebbe aver vergogna ad andare con questi vagabondi. Sono degli sfaccendati che vogliono rubare le terre degli altri. Non hanno voglia di lavorare questi bastardi ! “ Ho messo davanti ai loro occhi le sementi e gli attrezzi agricoli comperati ed ho risposto: “Chi non vuole lavorare non procura queste cose e voi non potete dire che siano ladri perché non hanno rubato nulla a nessuno”.

Nelle visite che faccio all’accampamento sento sulle mie spalle la croce del disprezzo, dei preconcetti e dell’abbandono in cui si trovano. Quando le loro riserve alimentari si esauriscono, si rivolgono a me per un soccorso immediato, ma lo fanno col ritegno di chi sente soggezione a chiedere qualche cosa. In genere mi dicono: “Ha un momento per dare un’occhiata al nostro magazzino ?” Seguo le donne incaricate per la distribuzione del cibo. Sospingono la porta sgangherata della baracca senza finestre e vedo solo un tavolaccio e qualche tubero di mandioca in un angolo.

Ieri, trovandomi a passare casualmente dalle parti dell’accampamento, mi sono fermato a far loro visita e, chiacchierando, mi è venuto da chiedere: “Avete mangiato oggi ?” Mi rispondono timidamente: “No, purtroppo, perché non abbiamo più nulla né per noi, né per i nostri figli !” “Ma da quanto tempo siete senza niente ?” chiedo. “Da ieri mattina, ma sapevamo che prima o poi lei sarebbe arrivato !”. “Volete dire che è da ieri che siete senza pranzo e senza cena ?” replico io. “Sì, ma non avevamo nessuna alternativa. Abbiamo però pregato il Signore ed ecco che, mandando lei, ha accolto la nostra supplica !” Allora mi sono ricordato delle parole del Vangelo con le quali il Signore ci stimola a domandare con insistenza e senza stancarci (fino ad essere importuni) quanto ci è necessario per la salute dell’anima e del corpo “Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto” (Lc. 11,5 seg.). Quella povera gente ha compreso perfettamente queste parole e sicuramente saranno i primi nel Regno dei Cieli !

Aff.mo Don Gianni Sacco