Pescador, Natale 2003

Lettere di Don Gianni Sacco

Carissimi,

nella speranza che la mia corrispondenza giunga prima di Natale, spedisco prima della fine di novembre qualche notizia da Pescador.

Al mio rientro, dopo il breve soggiorno in Italia, ho trovato un posto vuoto a tavola. Fernanda,alla soglia dei 17 anni, se n’era andata silenziosamente il 4 ottobre, senza dire nulla a nessuno e non ha fatto più ritorno.

Ha detto alle colleghe che vuole vivere liberamente e fare della sua vita ciò che meglio le sembra.

Mentre mi preoccupo per il suo futuro, che non promette nulla di buono, rimango con una ferita nel cuore, che non vuole guarire.

Carlino, vicino ai 18 anni, da qualche giorno, ha ripreso a lavorare ed a studiare dopo aver fatto il fannullone per un paio di mesi. Chissà che, pian piano riesca a capire che se non si pianta non si può cogliere.

Gli altri sei “figli” vanno bene, con particolare distinzione di Filippo che, con i suoi cinque anni, è molto sveglio e sagace.

Qualche giorno fa, per un’impazienza, mi sono lasciato sfuggire un ”porca miseria”, e Filippo subito: “ Papà, non sta bene dire quelle cose lì. Non farlo più, nèh?”.

In fiore ed esuberante ho trovato la banda, che mi ha salutato all’aeroporto di Governador Valadares con qualche sonatina ben riuscita, tra cui una simpatica marcetta “ Stella dei prati “, ben nota ai miei cari compaesani di Bogogno.

Quello che mi fa piacere è sentirmi dire dagli insegnanti che alcuni discoli, dopo essersi impegnati con le lezioni e con l’attività della banda, hanno fatto dei buoni miglioramenti anche a scuola.

Credo che anche mio nonno “Moscone”, fondatore, nel 1908, della Banda Musicale di Bogogno, tutt’ora esistente e brillante, mi sorrida benevolmente dal Paradiso.

La bella novità che ha allietato, quest’anno, la stagione “ invernale “ di Pescador, è stata la presenza di 27 giovani Omegnesi, guidati dal loro assistente Don Davide Gheza

Per tutto il mese di agosto si sono prodigati in lavori e servizi di grande utilità.

I ragazzi, in tempo di record, hanno costruito la casa per una famiglia povera, portandola a tetto e lasciandola con porte e finestre montate, mentre le ragazze si sono prodigate generosamente nel ricovero degli anziani di Pescador, all’asilo del paese vicino di Nova Mòdica, e nell’orfanatrofio di Teòfilo Otoni, dove l’eroica suor Zoè, già anziana, si prende cura di 150 bambini abbandonati.

Hanno fatto veramente bene, ed alla partenza…….abbracci prolungati e tante lacrime.

Esattamente dieci anni prima, nel 1993, un gruppo di 24 scouts trecatesi, avevano anche loro vissuto la loro esperienza di servizio a Pescador, lasciando un ottimo ricordo e portando a casa impressioni, sentimenti e nostalgie che si sono radicati così profondamente nel loro cuore, tanto che i legami affettivi e di collaborazione sono ancora vivissimi.

L’altra novità che dovrà allietare l’inizio dell’estate di Pescador è la riapertura dell’ ospedalino, con 40 letti, prevista per il 13 dicembre, festa di S. Lucia.

Il sindaco si interessa molto, anche perché l’anno prossimo vuole ricandidarsi per le elezioni comunali, e, naturalmente accarezza il sogno di essere rieletto.

Però il funzionamento dell’ospedale sarà amministrato da una commissione indipendente.

Sono sempre in contatto col forte gruppo di 200 famiglie dei “ Senza terra “ che dal maggio dell’ anno scorso sono accampati qui vicino, in condizioni difficili, in attesa che l’Istituto della Riforma Agraria, si decida ad assegnare loro un pezzetto di terra da coltivare.

Le autorità cercano di stancarli con la fame e con i ritardi assurdi dei procedimenti, ma loro non cedono. Ed io devo provvedere gli aiuti necessari nelle circostanze di particolare difficoltà, perché vedere, soprattutto, bambini affamati e macilenti è un vero strazio del cuore.

E’ incredibile come sia grande il cinismo e l’indifferenza di chi dovrebbe solo mettere in pratica quello che è sancito nella Costituzione del Brasile.

L’ orfanotrofio con i 150 bambini di suor Zoè, dove hanno lavorato lodevolmente le gentili signorine di Omegna, è un’altra istituzione che ha sempre bisogno di una mano.

La suora donna eccezionale, si sente ormai stanca, sempre assediata dai debiti e da tante preoccupazioni. Mi capita di vederla arrivare qui sfinita, in cerca di ….tutto.

Allora faccio anche debiti, e vedo che la Provvidenza divina ha sempre in serbo qualche “ tirami su “ che ridona alla suora il suo abituale sorriso e un raggio di speranza.

Nella vicina Nova Mòdica, la costruzione del nuovo asilo per circa 200 bambini, più bisognosi è a tetto. Stiamo preparando il progetto per gli ultimi lavori da presentare all’Associazione SJAMO ( São Josè Amici nel Mondo ) con sede in Alberga, che ci viene incontro con i due terzi dei costi. Intanto, a fianco, funziona già una casa, dove si raccolgono i neonati rifiutati dalle mamme, o i bambini che vengono tolti a situazioni famigliari traumatizzanti.

Nei prossimi mesi dovrò occuparmi anche di una sessantina di carcerati nella vicina città di Itambacuri, dove, nel 1873 due santi cappuccini italiani hanno iniziato la loro attività umana sociale e religiosa in favore di alcune tribù di indios della regione, soprattutto i fieri e valenti Pojichàs.

In carcere ci sono solo giovani dai 14 ai 25 anni. Vivono in celle luride, in condizioni vergognosamente disumane. Al loro confronto chi era condannato ai “ piombi “ di Venezia era un privilegiato.

Non so cosa riuscirò a fare perché il governo non ha nessun rispetto per la vita umana, e la società non è molto tenera verso chi ha commesso qualche delitto.

Una sorpresa che da qualche tempo mette in panico i responsabili della sanità regionale è dovuta al fatto che molti lebbrosi, curati e guariti, alla distanza di due anni dalla guarigione, hanno un ritorno della malattia, con nuove lesioni ed un quadro clinico preoccupante. Alla fine di novembre, nella città di Poços de Caldas, a sud del Minas Gerais, ci sarà un convegno di medici ed infermieri, per esaminare la situazione e decidere sui provvedimenti da prendere.

C’è da augurarsi che non si faccia ritorno allo squallore dei lebbrosari.

Il Natale si avvicina. E’ già stato celebrato quasi duemila volte, e l’umanità non ha ancora trovato il sentiero che porta alla grotta di Betlemme.

I pastori sono arrivati prima di noi. Hanno sentito il canto degli Angeli: hanno visto una grande luce ed hanno creduto che tutto, al mondo sarebbe cambiato.

E tutto ancora può cambiare se ogni uomo accetta di essere fratello degli altri.

Noi non abbiamo ancora perso la speranza, perché, prima di noi, chi ha creduto negli uomini è stato il Signore.

Se è nato nell’umiltà e nel silenzio di una notte santa è perché, sicuramente ha ritenuto che valeva la pena scommettere sulla buona volontà e sul buon senso degli uomini.


Anch’io faccio la stessa scommessa e sono sicuro di non perdere.

Sono sicuro perché anche la vostra bontà e la vostra generosità, verso cui sono infinitamente riconoscente, sono le prove evidenti che danno ragione al Signore.

A tutti auguro un Santo Natale con la gioia e la serenità di chi spera sempre, senza voler fissare scadenze o condizioni.

Bacioni forti ai vostri bimbi!



Aff.mo Don Gianni Sacco