Pescador, Natale 2002

Lettere di Don Gianni Sacco

Carissimi parenti e amici,

spero di arrivare in tempo, prima di Natale, con le mie notizie ed i miei auguri.

In primo luogo devo rinnovare a tutti voi tutta l’espressione della mia riconoscenza per il bene che mi volete e gli aiuti che mi fate avere, sempre con tanta generosità.

Sono proprio i vostri doni che mi permettono di aiutare tanta povera gente che, in questo Brasile ingiusto,sopravvive nella povertà assoluta ( in tutto il Brasile gli indigenti sono almeno 32 milioni).

Da qualche tempo a questa parte sto aiutando un gruppo di “Senza terra” accampati ai confini della mia parrocchia, in condizioni di estrema miseria, come si può dedurre dalla foto. Sono un gruppo di milleduecento persone circa.

Lo stesso governo ammette che in Brasile ci sono almeno cinque milioni di lavoratori agricoli senza terra.

Questi poveracci si riuniscono in accampamenti rudimentali sfidando l’ira dei fazendeiros e affrontando difficoltà di ogni genere, per ottenere dal governo, un pezzo di terra da lavorare, per vivere in pace salvando la dignità umana a cui ciascuno ha diritto.

Durante le mie visite mi trovo a contatto con mille necessità di ogni genere, e sento profondamente il dolore dell’ingiustizia sociale e dell’incapacità del governo di fronte alla realtà che tutti conoscono.

L’1% dei proprietari possiede circa il 46% di tutte le terre.

Le entrate dell’1% più ricco della popolazione costituiscono il 13% del totale.

Il 50% più povero della popolazione deve accontentarsi del 12%.



Il presidente uscente Fernando Henrique Cardoso ha deluso i suoi elettori che attendevano una politica sociale efficiente. Questo spiega la vittoria del sindacalista Lula, ma il popolo non si aspetta dei miracoli, perché per mettere in piedi questo gigante ci vogliono degli argani che, forse,neppure Lula saprà manovrare, anche se i suoi fanatici gridano “AlleLula”.

La situazione in casa sarebbe tranquilla se Carlino (in prima fila con le braccia conserte) non avesse preso l’iniziativa di mettere a dura prova tutta la mia pazienza. Ha quasi 17 anni: non studia, non lavora, frequenta cattive compagnie dove conosce e pratica il peggio. Mi fa tanta pena. E’ figlio incestuoso di due fratelli drogati ed ubriaconi, e chissà

cosa abbia potuto ereditare alla sua nascita.

Nella prima settimana di dicembre sarà accolto in una colonia agricola, tenuta da religiosi, presso Belo Horizonte. Lui stesso desidera uscire dall’ambiente di Pescador. Chissà che maturi un poco e riesca a vederci un po’ meglio nella sua vita. Io non ho ancora perso la speranza.

Il piccolino è Filippo che guarda “brutto” verso Carlo. Ha quasi 4 anni ed è intelligentissimo. Con i capelli lunghi è Gessica: ha 14 anni, è buona e intelligente. Davanti a lei: Carla: ha dieci anni, è molto affettuosa ma furbacchiona. In camicia nera è Gersey ( 10 anni ) a destra Geane (11 anni ) vestita di verde. Tutte e due vanno bene.

La più alta è Fernanda: ha 15 anni ed i problemi relativi, naturali e comprensibili, considerando anche il suo sviluppo leggermente precoce. Fernandino, in maglietta listata, è il più simpatico della casa. Ha 17 anni. Con i suoi problemi congeniti ha la mentalità ferma all’età di Filippo, ma è affettuoso ed obbediente, capisce bene ogni cosa e si fa voler bene da tutti.

Quindi ci sono gioie e preoccupazioni, come in tutte le famiglie, ed io ho imparato che fare il papà è un’arte che si impara giorno per giorno, con l’aiuto del Signore, facendo qualche sbaglio, naturalmente, ma anche con risultati positivi.

Ed il segreto dell’educazione è sempre quello che anche Don Bosco praticava ed insegnava: l’ amore.
Quando il figlio si sente amato crede ai suoi genitori.


Sono possibili sbagli e sbandamenti, ma l’amore è un vincolo che nessuno spezza e, a suo tempo ottiene anche l’impossibile.

Un’altra notizia: il 5 novembre ho compiuto 70 anni di esistenza felice, per grazia del Signore.

La parrocchia mi ha fatto una festa speciale, invitando altri sacerdoti per la concelebrazione della S: Messa.

Era presente la banda musicale di Itambacuri, ed è stata servita , ai presenti, una bella torta di ottanta centimetri di larghezza per 25 metri di lunghezza.

Tutti ne hanno mangiato con grande soddisfazione perché la torta preparata da competenti, era deliziosa.

Eccovi allora, con tutta la riconoscenza e la mia umile preghiera tutti gli auguri più cordiali e affettuosi, con la certezza che il prossimo Natale sarà per tutti un tempo santo di gioia e di pace, la pace che il Signore darà a tutti voi perché vi ama infinitamente.

Così hanno cantato gli angeli a Betlemme, e la melodia del loro canto giunge ancora fino a noi attraversando i secoli, con il dono della pace.

Aff.mo Don Gianni Sacco