Pescador, Natale 2000

Lettere di Don Gianni Sacco

Carissimi amici e parenti,

come l’anno scorso, spedisco un po’ prestino gli auguri per il S. Natale, per evitare che arrivino a fine gennaio, come è già capitato.

La vita qui non presenta novità di rilievo.

Siamo in attesa che il nuovo sindaco prenda le sue funzioni all’inizio di gennaio, nella speranza che aiuti a riaprire l’ospedale, come ha promesso solennemente durante la sua campagna elettorale.

Il sindaco uscente è medico, ma non aveva nessuna interesse di aiutare l’ospedale. Pensava molto di più ai suoi interessi personali, onesti o meno.

Con l’arrivo delle pioggie, le strade si trasformano in un interessante campo di golf,con buche di tutti i gusti, mentre i poveri piantano qualche magro campicello, dove il latifondo lascia qualche spazio libero.

Ragazze che si sono sposate nei primi mesi dell’anno, ritornano a dirmi che hanno una buona notizia da darmi: abbassano gli occhi e mettono una mano sul ventre. Mi chiedono una benedizione e se ne vanno sorridenti.

I poveri continuano a battere alla porta, per avere la sicurezza di una mano amica e di un cuore che non li deluda.

I bambini poveri, abbandonati o con ruderi di famiglia, sono sempre il fenomeno più triste del Brasile e della zona.

In parrocchia, nel paese di Nova Mòdica, un centinaio di bambini, fino ai sei anni, frequentano l’asilo ogni giorno, con lo scopo principale di sfamarsi.

Fuori parrocchia, nel raggio di ottanta chilometri, c’è la “Città dei Ragazzi” vicino a Governador Valadares, con un centinaio di adolescenti.

Dalla parte opposta, a Teofilo Otoni, c’è la “Casa delle Bimbe” con centosessanta bambine, e, vicino alla città, un altro centro minore con quaranta adolescenti.

Queste povere creature sono assistite da suore e da altro personale laico.

Mi fanno troppo pena quando vado a portare qualche aiuto, perché si stringono attorno a me in cerca di una figura paterna che non hanno mai avuto, in cerca di baci e abbracci che non hanno mai.

Io mi sento troppo insufficiente per tanta sete di amore, e non riesco a trattenere le lacrime. Loro se ne accorgono e mi chiedono: “perché piangi?”.

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Nella foto acclusa: Fernanda col fratellino Filippo. In realtà Fernanda sembra essere più mamma che sorella di Filippo. Gli altri vanno bene anche a scuola.

Meno bene Carlino che non riesce a fare la pace con i libri, perché dice ancora che lui vuole fare l’artista.

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Con la speranza che l’umanità riesca costruire un mondo più felice, nel prossimo secolo, vi auguro, di tutto cuore e con profonda riconoscenza, un Santo Natale ricco di gioia e di speranza.


 

Aff.mo Don Gianni Sacco


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