Pescador, 9 luglio 1991

Lettere di Don Gianni Sacco

LA DOLCE VITA DI PESCADOR

E’ dolce perché la volontà di Dio non potrebbe essere diversa. Pensando però a quello che fanno gli uomini, contro la volontà di Dio, allora la vita diventa molto amara.

Dopo la legge in favore del fanciullo, sancita il 12 ottobre scorso, aumentano, soprattutto nelle grandi città, le uccisioni di ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Sono ragazzi cresciuti senza famiglia che disturbano, con i loro furti, i commercianti, i quali costituiscono squadre di sterminio con l’aiuto di poliziotti in pensione. Alle volte è la stessa polizia che s’incarica di sparare sui ladruncoli, per liquidare i marginali nel modo più spiccio.

Mentre il presidente gira per il mondo e si preoccupa di esibire la giacca sovraccarica di medaglie e decorazioni, l’incapacità e la disonestà dell’amministrazione pubblica, sono qualcosa di spaventoso. Enormi furti vengono alla luce nei vari settori amministrativi, soprattutto all’INPS ed i grandi colpevoli rimangono sempre impuniti.

Vengono invece castigati gli ospedali, a cui sono diminuite drasticamente le sovvenzioni; le opere di assistenza languiscono,sempre per mancanza di fondi.

Dati ufficiali, ammessi dal governo, danno la notizia che circa mille bambini o adolescenti muoiono ogni giorno per miseria, fame o uccisione diretta.

In vari stati del Brasile lo sciopero degli insegnanti arrischia di far perdere l’anno a tutti gli alunni delle elementari e delle medie e nessuno se ne occupa. Gli insegnanti guadagnano poco: chi volesse comperare una macchina utilitaria deve spendere ottanta o cento volte il suo stipendio.

Gli operai non comperano una bicicletta con il loro stipendio di un mese. E così la miseria e l’arretratezza sono ancora più di casa, anche se le multinazionali dicono che la produzione (che esportano) è in aumento. La famiglia si trova in stato di collasso. Troppe ragazze madri mettono al mondo creature infelici, destinate alla miseria e alla marginalizzazione, o alla morte.

La Chiesa sente tutto il dramma di questa situazione, fa un lavoro molto bello nel rendere coscienti le comunità che vivono la loro fede, ma la messe è molta, il campo è grande, la giornata è pesante e gli operai sono pochi. Nella mia diocesi ci sono tredici parrocchie senza parroco, anche se buone speranze vengono dai seminari. Si vedrà.

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Nel settore dell’assistenza ho in corso due attività: la costruzione d un ricovero per anziani non autosufficienti e la cura di un asilo con una settantina di bambini, figli di donne in difficoltà, o perché non sposate, o perché vivono in una miseria piuttosto pesante. (Il latifondo, nella mia zona, è una delle cause più pesanti della miseria: ll padrone non ammette e non vuole nessun tipo di agricoltura, ed i pochi mandriani che badano al bestiame sono pagati con stipendi di fame).La gente apprezza il mio lavoro e cerca di darmi una mano.

I padroni, soprattutto quelli che hanno i pistoleiros a loro servizio, cercano di ostacolarmi con la loro freddezza e con la loro avversione.

Così pure, la gente che vive sempre in lotta con la miseria non è ancora capace di strutturarsi in forme di collaborazione, perchè il peso peggiore del sottosviluppo è quello di demolire ogni speranza di miglioramento. Il sudiciume, il fatalismo, lo scetticismo o la disperazione sono l’eredità peggiore di un tipo di vita non ancora a livello umano.

A casa mia, alla fine di giugno è arrivata la cicogna per la quarta volta, anzi è arrivata Fernanda, coi suoi quattro anni, con due occhioni belli e tanta voglia di ricevere tenerezza. Figlia di una ragazza madre, senza casa e abbandonata dal padre, viene ad aggiungersi a Fernando, Carlino e Simona. Fioriscono coi loro occhi la lunga tavola della cucina, allietano i miei giorni con i loro sorrisi e con i loro trastulli, fanno i loro capricci come tutti gli altri bambini, ed alla sera sembrano angioletti, abbandonati nel sonno tranquillo della loro età.

Tocca a me spezzare il pane in Chiesa e a tavola, ringraziare il Signore per la fiducia che ripone in me e recitare il Padre Nostro con sempre maggior fede, perché quando la vita ci riserva sorprese impensate, come la mia di diventare padre con l’età del nonno, bisogna concludere che tutto ciò che fa il Signore è Grazia.

Per questi innocenti ho avuto, dalla Divina Provvidenza, il modo di fare una casa separata dalla casa parrocchiale, così, in futuro, quando sarà finita la mia “corsa” non ci saranno problemi per nessuno.

Alla casa sono annesse l’officina e la falegnameria, che avevo già incominciato prima, e che offrono possibilità di lavoro e di pane ad una quindicina di famiglie, così, quando i quattro cresceranno potranno, eventualmente, imparare un mestiere onesto, secondo le loro possibilità. Le bambine potranno lavorare nell’ufficio della “ditta” o fare scuola, o fare quello che corrisponderà alla loro vocazione.

Chiedo al Signore una cosa sola: che crescano onesti e forti nella fede.

Dal 1986 a questa parte mi capita di dovermi interessare anche per qualche adozione, o qui in Brasile, o per coniugi italiani, ed al momento mi trovo preso da molte domande. In questi cinque anni, undici bambini sono già arrivati in Italia, presso famiglie molto buone, ed una quindicina sono stati avviati qui, a famiglie che hanno possibilità di allevarli e di educarli bene. Questo tipo di attività che soddisfa i coniugi che desiderano avere figli, e che diminuisce, senza dubbio, anche se in proporzioni minime, la marginalizzazione di chi è nato da genitori irresponsabili, non è senza spine. C’è sempre l’insinuazione maligna del commercio di bambini, ed un giornale, di buona tiratura, ha tentato un’inchiesta, qui sul posto, in cerca di uno scandalo, con la supposizione di un contrabbando di bambini con l’estero. Ma tutto è andato a vuoto, anche se mi è rimasto, in cuore, il dolore pungente dei sospetti e delle calunnie.

Comunque io continuerò tranquillo perché agisco secondo la legge e con il desiderio di vedere sempre meno bambini abbandonati e cenciosi.

Termino queste poche righe che affido al ciclostile, nell’impossibilità di tenere una corrispondenza regolare con tutti gli amici e chiedo scusa se sono costretto ad agire in questo modo. Quando, alla sera, ci sarebbe tempo per scrivere, manca sempre la voglia, o per causa della stanchezza o per qualche preoccupazione che toglie la tranquillità che si deve avere quando si scrive agli amici. Non saprà mai essere abbastanza riconoscente per il bene che ricevo e prego per tutti voi il Signore!



Aff.mo Don Gianni Sacco