Città di
Pescador
per l' ultimo
saluto a don
Gianni Sacco


 
Rádio Teófilo Otoni
11 settembre 2008
Dopo quattro giorni di veglia funebre è stato sepolto nel pomeriggio di questo mercoledì (10), nella città di Pescador, a 70 km da Teofilo Otoni, il corpo del prete italiano, Giovanni Sacco "Joao Sacco", di 75 anni. Il sacerdote è morto domenica scorsa, 7 di settembre, all' Ospedale San Vincenzo de Paoli a Itambacuri, vittima di cancro al polmone. Il suo corpo è stato imbalsamato nella città di Governador Valadares per attendere l'arrivo di amici e parenti dall'Italia ed, anche, perché fossero prestati i moltissimi onori al sacerdote venerato in tutta la regione. "Padre Joao" fu vicario della diocesi dal 1999, città dove iniziò il servizio sacerdotale e dove manifestò il desiderio d'esser sepolto. Un' immensa commozione popolare marcò ieri la sua sepoltura. Si calcola che più di duemila persone, tra bambini, adolescenti, adulti, contadini e pellegrini arrivati da molte parti del paese e dall'Italia, sia arrivati per dare l'ultimo addio al religioso. In un gesto unico e senza precedenti nella storia della regione, la città si è fermata per accompagnare il funerale. Un aereo ha sorvolato la regione di Pescador lanciando messaggi ed una pioggia di "coriandoli" sulla moltitudine emozionata. Durante tutto il giorno di ieri migliaia di fedeli, amici e parenti del prete, hanno fatto lunghissime file per dare l'ultimo addio a chi è considerato il protettore dei poveri, dei deboli e degli esclusi e che non ha mai ceduto di fronte all' arroganza dei potenti.
 
Cammino di Fede ed altruismo
 
Don Gianni nacque in Italia in provincia di Novara ed appena diventato prete manifestò l'intenzione di svolgere il servizio missionario nel mondo. Nel 1964 il missionario venne destinato alla città di Itambacuri, a 30 km. di Teofilo Otoni, dove integrò la comunità dei frati cappuccini. Don Gianni da subito rivelò capacità di assimilare conoscenze nel campo della meccanica, scienza, fisica e astronomia. Secondo i suoi amici e collaboratori, in assenza di medici, curò persone e fece piccole chirurgiesu feriti o infermi. Trasferendosi a Pescador, il prete comprò il terreno di un antico caseificio e iniziò cosi un'opera che si estese per tutta la regione. Senza automobile e senza strade asfaltate girava la zona in groppa ad un giumento conosciuto come "la mula bianca di Benedetto", ossia la persona che diede l'animale a don Gianni per il suo lavoro missionario. Per proteggersi dal caldo tremendo della zona viaggiava di notte e, raccontano gli storici popolari, che il sacerdote dormiva a dorso della mula per la molta stanchezza del suo peregrinare. L'infermiera italiana Francesca Visconti, venne in Brasile per conoscere l'opera del sacerdote Gianni Sacco; si entusiasmò così tanto col lavoro di questi che decise di stabilirsi a Pescador per aiutarlo nei suoi lavori assistenziali. "Lui è venuto per evangelizzare, affinché il popolo conoscesse Gesù Cristo. Questa era la sua meta, lo scopo di tutto quello che faceva" ha detto Francesca poco prima della sua sepoltura e lei ha assicurato che farà di tutto per continuare le opere d'assistenza del sacerdote. Una delle più importanti autorità presenti al funerale di Don Gianni Sacco è stato un suo carissimo amico di nome Luciano Agazzone, residente in Italia a Bogogno, paese natale di don Gianni. Luciano è venuto in Brasile per rendere omaggio all'amico fedele e di lui ha detto: "Don Gianni era per me e per molte persone in Italia, un grande amico e una straordinaria persona. Come sacerdote conciliava il suo ministero con la famiglia, i bambini ed i minori abbandonati. Una persona che realmente ha messo in pratica il Vangelo di Cristo".
 
Opere
 
A Pescador don Gianni costruì la Chiesa parrocchiale ed il primo ospedale della città. Inoltre fondò la Banda Musicale Santa Cecilia, composta da 36 elementi, acquistando decine di strumenti musicali. Nella vicina città di Nova Modica impiantò un dei maggior asili della regione che può accogliere fino a 400 bambini. A Pescador costruì una casa di riposo che ospita 40 anziani. Un'altra città beneficiata con le opere di Don Gianni è Ipatinga nel "valle dell'acciaio" (Vale do aço), dove il sacerdote assisteva un centro di recupero con 80 persone vittime di droghe. L'Associazione "Rios de Agua Viva", nel centro della città, sopravvisse negli ultimi cinque anni grazie all'aiuto del sacerdote. "Gli assistiti avevano in Don Gianni un capo spirituale, una porta verso la salvezza" ha evidenziato il direttore dell' associazione, Fernando Januàrio Pires, presente alla sepoltura.