I FUNERALI DI
 
DON GIANNI SACCO
 
IN BRASILE

La notizia della morte di don Gianni Sacco mi raggiunse improvvisamente la sera di domenica 7 settembre. Da tempo, unitamente agli amici del Centro Missionario Diocesano, seguivamo l’evoluzione della sua malattia; proprio un anno fa con don Gregorio Pettinaroli, Vicario Generale, gli avevo fatto visita per essere vicino a lui in un momento così delicato della sua vita. Purtroppo il male era di quelli che non lasciavano molta speranza, per questo al nostro ritorno avevamo mantenuto contatti telefonici ed e-mail costanti al fine di rendere continuativo il legame con la sua Chiesa d’origine a cui teneva molto.
 
La sera stessa raggiunsi telefonicamente Dom Guerrino Brusati che come Vescovo novarese in Brasile, avrebbe presieduto i funerali, quindi decisi di partire per portare la vicinanza ed il conforto della Chiesa novarese alle comunità di Pescador, Nova Modica e São José do Divino, per le quali don Gianni aveva speso gran parte della sua vita. L’arrivo a Pescador, la notte di martedì 9 settembre, mi fece capire quanto la figura di don Gianni era amata ed apprezzata da quella gente, nonostante fosse notte inoltrata, il cortile di casa brulicava di gente e all’interno di un capannone dove era stato deposto il feretro, si susseguivano a ritmo incessante preghiere e visite di persone che venivano anche da molto lontano a rendere omaggio all’uomo, al prete e al missionario che aveva saputo infondere in loro la speranza di un futuro migliore.
 
Il giorno seguente i funerali si trasformarono in un’autentica partecipazione popolare all’Eucaristia e al rito funebre di don Gianni. La Messa presieduta da Dom Guerrino Brusati e concelebrata da una quindicina di sacerdoti - tra cui spiccavano i missionari Fidei Donum di Alba, compagni di don Gianni nella splendida avventura missionaria in quelle terre fin dai lontani anni sessanta - è stata vissuta con intensa partecipazione da tutta la popolazione delle tre parrocchie, ed in modo particolare dai più poveri, coloro ai quali egli, aveva sempre riservato le sue premure.
 
Don Gianni Sacco, approdato in Brasile 44 anni fa, in una zona tagliata fuori dalle grandi linee di comunicazione, priva di qualsiasi struttura di servizio, l’aveva in pochi anni riempita di opere sociali che oltre a lenire le sofferenze della gente, si erano trasformate in strutture permanenti che davano lavoro a tante persone. La sua casa, grazie anche a Celeste, fedele collaboratrice familiare per tanti anni, divenne una comunità d’accoglienza per tanti bambini e ragazzi, che privi di qualsiasi riferimento familiare, trovavano in lui un vero e grande “papà” che oltre a donare amore e tenerezza, individuava per ciascuno di loro, dei percorsi formativi in grado di metterli in condizione di affrontare il difficile cammino della vita, nel quale – loro malgrado - partivano svantaggiati.
 
Dopo la cerimonia funebre, il feretro, ricoperto dalle bandiere dell’Italia e del Brasile, preceduto dalla banda musicale da lui tenacemente voluta, veniva portato al cimitero per essere tumulato in uno spazio appositamente destinato, con il progetto di erigere in tempi rapidi, una cappella che oltre a perpetuarne la memoria, serva in futuro come luogo di culto e di raccoglimento per la comunità di Pescador.
 
Durante il trasporto al cimitero con la bara attorniata da centinaia di corone di fiori (tra cui spiccava quella del Governatore dello Stato del Minas Gerais) e da una marea di gente, un aereo da turismo lasciava cadere dal cielo dei volantini con la foto di don Gianni, insieme a dei coriandoli argentati che si spandevano nel cielo terso del Brasile come piccole fiammelle che davano visibilità alle umili preghiere di suffragio, che salivano al cielo dal cuore di chi avendone apprezzato la bontà e la tenacia missionaria, attraverso le parole della liturgia, lo affidavano alla misericordia del Padre.
 
Mario Bandera